Cenni storici

Una delle prime citazioni di Neviglie la troviamo in un documento del 973, ricordato da Jacopo Durandi che scrive all'epoca del barone Giuseppe Vernazza, nel suo libro Il Piemonte Cispadano antico, in cui un certo Giovanni, figlio di Allione, regala a Rozone, vescovo di Asti, tutti i suoi beni situati nel territorio di Trezzo presso Neviglie, indicato come Nevelle.
Neviglie era incluso nel territorio del marchese Aleramo, assegnatogli dall'imperatore Ottone, territorio compreso tra il Tanaro, l'Orba e il mare.
Nell'atto di divisione del 1142, tra i sette figli del gran marchese Bonifacio del Vasto, discendente di Aleramo, troviamo Neviglie, inserito nel contado di Loreto, toccato ad Ottone Boverio che, nel 1149, sottomise il contado ad Asti, come fece il fratello Bonifacio marchese di Cortemilia, succedutogli nel 1188.
Morto anche Bonifacio senza eredi, il contado di Loreto passò, nel 1192, nella signoria di Manfredo Lancia, figlio di Guglielmo marchese di Busca, fratello di Oddone e Bonifacio.
Il contado di Loreto era delimitato dal Tanaro, da Isola a Barbaresco, la strada maestra della Langhe, da Valgrande a Rocchetta Belbo, per Trezzo e Frave (poi Mango) e il Belbo, da Rocchetta e Canelli. Della contea di Loreto, una parte era della chiesa di Asti e un vasto castagneto da frutto con alcune borgate era del vescovo di Alba.
Si andava affermando negli ultimi trent'anni del XII secolo il comune di Alba che, nel 1185, otteneva da Federico Barbarossa il riconoscimento della sua autonomia comunale e le regalie, e mirava ad estendere il suo dominio verso Barbaresco, Trezzo, Treiso e Neive, con cui aveva stipulato un atto di pace e alleanza nel 1171 (Documento del Rigestum 163).
L'espansione di Alba, che cercava di contrastare la repubblica di Asti, si scontra inevitabilmente sulle terre del contado di Loreto che i marchesi di Busca, sempre alla ricerca di denari, razionavano in tanti piccoli feudi, cedendoli a famiglie facoltose che costruivano i loro piccoli imperi. Tra queste famiglie si distinguono i De Revello e i De Montaldo di Scarampi, consignori di Neviglie, Neive, San Sisto, Santa Maira in Piano, Barbaresco e Trezzo.
Dovendo scegliere tra Asti e Alba, il 28 aprile del 1198, tutti gli abitanti di Neive, Neviglie, San Sisto, Santa Maria del Piano, Trezzo e Barbaresco, con il consenso di Bonifacio De Revello, di suo figlio Guglielmo, di Enrico del fu Ottone, di Giribardo De Montaldo, diventarono cittadini albesi sotto il podestà Leonardo delle Croce (Rigestum doc. 161) con varie condizioni. L'atto di cittadinanza venne stipulato per una parte sul monte Berturo e per l'altra parte in località Serre, situata tra Treiso e Neviglie. Tra gli uomini che diventarono cittadini albesi è ricordato Guglielmo di Neviglie.
Un'altra data fondamentale per Neviglie è il 1124.
Il 12 agosto (Rigestum doc. 253) il vescovo di Alba, Rainero di Occimiano, con il consenso del suo capitolo, investe il signor Pagano di Pietrasanta, podestà di Alba, dei tre quarti del castello e della villa di Neviglie, ciò quanto Guido di Neviglie aveva in feudo dal vescovo di Alba, nel castello, villa e giurisdizione di Neviglie e il comune di Alba prestò la fedeltà feudale al Vescovo.
Guido di Neviglie non aveva accolto di buon grado la cessione al comune di Alba e ne nacque un contenzioso che fu risolto da Guglielmo di Prunetto (Rig. Oc. 443) che stabilì che Guido di Neviglie doveva vendere al comune di Alba i tre quarti del castello e borgo di Neviglie per 200 libbre di denari e 1.000 denari in terre del comune, tra cui una vigna sul monte Falsario, una giornata di terre presso l'ospedale e altre.
La vertenza venne poi chiusa l'8 dicembre dello stesso anno (Rig. Doc. 446).
Il comune di Alba completò l'acquisto di Neviglie con successivi atti.
Il 14 settembre acquistò da Ardizzone di Revello (Rig. Doc. 256) quanto questi aveva in San Sisto, Neviglie, Trezzo e Barbaresco, in particolare la dodicesima parte del castello e borgo di Neviglie, con un bosco e una vigna, con tutti gli uomini, i terreni coltivati ed incolti, i diritti di cessione, fedeltà, imposte, tasse, acque, pascolo, caccia, selve e boschi riservando nulla per sé.
Nel 1259 Alba dovette sottomettersi a Carlo d'Angiò e il consiglio generale nominò i procuratori e tra i credendari troviamo Oberto di Neviglie e Pietro di Neviglie, ormai cittadini albesi a tutti gli effetti.
Nel 1275 Asti sconfigge duramente Alba e corre il palio sotto le mura della capitale delle Langhe, come racconta Guglielmo Ventura, per significare la sua conquista della città.
La pace del 1276 fu disastrosa per Alba e per i suoi territori, il documento 977 del Codex Astensis, a cui parteciparono, come credendari di Alba, Ogerio e Toscano di Neviglie, ricorda che Alba dovette restituire ad Asti un parte di territorio di Trezzo.
Nel 1283, il 26 gennaio, Alba si donava con tutti i suoi territori al marchese Guglielmo di Monferrato, che moriva però nel 1292, lasciando spazio a Carlo II D'Angiò, che rioccupava Alba nel 1303, tenendola per circa 50 anni.
Neviglie, in tutto questo trambusto di guerre, paci, marchesi che andavano e venivano, imperatori che scendevano dalla Germania per incassare soldi e rimettere le cose a posto, era finita sotto il dominio di Asti che l'aveva ceduta in feudo ad alcune famiglie nobili della città: i Guttuari De Castello, Marenghi e Lorenzi, più feudatari erano facilmente controllabili e la stessa sorte toccò alla vicina Trezzo.
Dalla Lombardia vennero in Piemonte i Visconti, che occuparono tutto e litigarono con tutti: Asti, Savoia, Marchesi di Monferrato e Saluzzo, ma alla fine l'ebbero vinta e le terre del Piemonte venivano utilizzate come dote per maritare le figlie. Dapprima, Galeazzo Visconti, nel 1354, diede le antiche contee di Alba e di Asti in dote alla figlia Violante che sposava Lionello duca di Clarence figlio del re d'Inghilterra, ma il poveretto dette fastidio perché nel pranzo di nozze ad Alba finì sotto il tavolo, qualcuno scrisse ubriaco e pieno di tartufi, altri per veleno e comunque ne fu morto e il suo capitano Edoardo vendette tutto al marchese di Monferrato per 26 mila fiorini. Altra guerra tra il padre della vedova e il marchese di Monferrato che alla fine, per far pace, si spartirono la dote. Alba restò al Monferrato e Asti con Neviglie ai Visconti, ma i feudatari erano sempre gli stessi cioè i Guttuari, i Marenghi e i Lorenzi.
E dopo la guerra un altro matrimonio, Valentina, figlia di Gian Galeazzo Visconti, sposò il 24 gennaio 1387, il duca di Turonia, fratello del re di Francia Carlo VI e la dote fu la contea di Asti con Neive, Neviglie, Trezzo, Mango e tutte le altre terre qui intorno. Intanto il Marchese di Busca, Manfredo, restava amico dei Monferrato per conservare le sue terre e moriva nel 1390, lasciando eredi cinque figli, tra cui Ermete, la cui discendenza interessa Neviglie.
Se i paesi si compravano e vendevano, lo stesso veniva per le parrocchie, specie le più piccole, che i vescovi davano in commenda a parroci fidati che, tramite i massari, versavano loro le decime raccolte.
Era successo, e lo racconta Battista Pio nella sua storia di Mango, che nel 1440 il vescovo di Alba aveva dato la parrocchia di Neviglie in commenda al parroco di Mango, un certo Germano, ma i massari di Neviglie, Giovanni Minerdo e Alessio Bardia, non volevano versare le decime raccolte, che sarebbero un po' come adesso l'8 per mille, e il vescovo di Alba dovette far tre ingiunzioni e minacciare scomuniche, e chi sa quant'altro, per riportare alla ragione i massari, ma se può consolare i neviglianesi, lo stesso era successo l'anno prima ai massari di Rocchetta di Belbo, che non volevano versare le decime del parroco di Cossano, commendatario della parrocchia di Rocchetta Belbo.
Andrea di Busca, uno dei figli del marchese Ermete, per aver sposato Violante, figlia di Giovanni de Lorenzo di Asti, era venuto in possesso, per dote, della metà dei tre quarti di Trezzo e del palazzo con il castello diroccato di San Sisto, di cui ricevette investitura il 22 luglio del 1441 da Galeazzo Maria Visconti duca di Milano.
Egli accarezzava il desiderio di poter un giorno diventare padrone dei castelli di Neviglie, Trezzo e S. Sisto, signoreggiati dai de Lorenzi, Marenghi e Guttuari de Castello, quando cadde nel 1442 in un grave conflitto con Vasino e Leone Falletti di Asti, succeduti a Giovanni Lorenzi nelle restanti quote di S. Sisto. Dovette allestire squadre d'armati per poter raccogliere i frutti delle sue terre. Comprò Neviglie da Benedetto Guttuaro per il prezzo di 550 ducati: Giovanni Guttuario il 25 maggio 1449 ratificò la vendita fatta dal padre unitamente al patronato sulla chiesa di S. Michele. E per farsi amare dai Nevigliesi il 4 aprile 1462 ridusse il fodro da 40 a 37 ducati da pagarsi nella fesa del santo Natale.
Giovanni Gaspare fu il più fortunato dei marchesi di Busca del tempo, non solo, ma il più potente feudatario della nostra regione: seppe insignorirsi di Mango, Trezzo e Neviglie e della metà di Cossano, rafforzarsi in questi feudi, conservarne poteri illimitati e lasciarli ai discendenti.
Nel 1510 fu podestà di Alba: seppe amministrare la giustizia con gradimento di tutti e preservare la città dall'incrudelire del contagio della peste, che già aveva cominciato a mietere vite. Per gratitudine gli Albesi nell'anno seguente gli decretarono la cittadinanza e l'esentarono dalle taglie. Per l'ultima volta compare in Cossano nel 1520 in compagnia del parroco prevosto Guglielmo Lasagna a comporre dissidii tra i suoi consortili e parenti: poi scompare dalla scena di questo mondo.
I marchesi di Busca cedettero il loro feudo ai Savoia che dopo il 1631 istituirono la provincia di Alba e venne riconosciuta l'autonomia del comune di Neviglie.

Nei documenti più antichi il luogo dell'attuale comune di Neviglie è citato come Nevelle (973 d.C.) nel Rigestum del comune di Alba è indicato con diverse varianti: Nevileis,Nevilleis sino a Neviglis nel 1224.

Si possono quindi fare lcune supposizioni. Può essere deirivato dal nome di una famiglia di norign romana, dal toponimo inicante un nuo vo borgo (nova villa) ricomparso dopo le invasioni saracne; Toponimo simile a Nevee (con cui veniva indicato Neiva) e, più fantasiosamente lgato al latino nivis, neve.

Si puà ragionevolmente puntare sulla denominazione di nuova villa nodificata in Nevelle e poi Neviglis.

Chiesa di San Giorgio con Cappella della Madonna,
Quest'ultima costruita ai primi del XVI secolo dal Gian Gaspare dei Marchesi di Busca.

Cappelle campestri rinascimentali di San Antonio di San Vincenzo

Quadro "le nozze mistiche di S.Caterina" dipinto da Macrino d'Alba dopo il 1503 custodito nella chiesa di San Giorgio.

Fu commissionato dal Marchese Giovanni Gaspare di Busca per onorare la cappella dell'abitazione
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